Un tesoro di arte, storia e letteratura. La Biblioteca Palagio di Parte Guelfa

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L’antico complesso di palazzi, che ospita al suo interno la Biblioteca Palagio di Parte Guelfa, è poco conosciuto, nonostante si trovi nel pieno centro della città, nella Piazzetta di Parte Guelfa, a due passi da Ponte Vecchio e da Piazza della Signoria, e che comprende palazzi antichi di primaria bellezza, da poco ristrutturati. L’intero complesso architettonico sorge all’interno della chiesa di Santa Maria sopra Porta, che riprende il nome dalla sua antica collocazione, adiacente alla cinta muraria carolingia, chiamata Por Santa Maria, oggi conosciuta come chiesa di San Biagio.

La struttura, che comprende tre edifici medievali, originariamente indipendenti l’uno dall’altro, fu ampliata nel XIV secolo, durante le lotte tra fazioni interne che dilaniavano Firenze, con la costruzione di un palazzo come sede del partito guelfo, che svolgeva la funzione di sede principale per le riunioni dei Capitani di Parte Guelfa, da cui il luogo riceve il proprio nome.

Il termine palagio appartiene alla terminologia tecnica dell’architettura antica, ad indicare una particolare costruzione che ospita elementi eterogenei, come la casa-torre medievale e alcune caratteristiche dei palazzi nobiliari, al fine di migliorare l’aspetto esteriore del complesso, dal momento che si trova inserito in una piccola piazzetta, circondata da stradine piuttosto strette, a ridosso di altri palazzi.

La facciata frontale, realizzata in pietra, è caratterizzata da una serie di archi a tutto sesto e di piccoli oculi. Fra le sale più caratteristiche del palazzo, ricordiamo la Sala delle Udienze, detta anche Sala dei Capitani, elemento centrale nella struttura del Palagio, e la Sala del Camino, così chiamata per il grande camino che ospita al suo interno, e che venne recuperato dagli edifici abbattuti durante la demolizione del Mercato Vecchio nel XX secolo. Alcuni pregiati capolavori ancora oggi abbelliscono il palazzo, come una lunetta di Luca della Robbia in terracotta colorata, e uno stemma della Trinità attribuito a Raffaello, presente nel grande portale della Sala delle Udienze.

I tre edifici furono poi unificati nel Cinquecento rinascimentale, epoca in cui vi furono apportate molteplici variazioni, tra le quali la realizzazione di un salone per opera del Brunelleschi, caratterizzato da pareti bianche suddivise da colonne in pietra sormontate da capitelli, e con soffitti lacunari. Sebbene il complesso subì numerose modifiche e ampliamenti nel corso del tempo, in base alle particolari esigenze storiche e sociali, ha comunque mantenuto l’aspetto e la struttura medievale, dove i tratti trecenteschi rimangono tuttora ben visibili, come ad esempio la merlatura in stile guelfa, di forma rettangolare.

Nel 1800, la struttura ospitò al suo interno la Caserma dei Pompieri, che comportò la dispersione di tutti gli arredi interni, e il danneggiamento di molti affreschi presenti nelle sale dei palazzi.

La prima parte del complesso, costituito dal pian terreno, è interamente dedicato alla Biblioteca. Le altre parti degli edifici, più antiche e prestigiose, da cui si accede tramite una imponente scalinata posta accanto l’ingresso della Biblioteca, sono oggi dedicate all’organizzazione di mostre e convegni. Si tratta di sale maestose, con alti soffitti e capriate a vista, caratterizzate dagli elementi tipici dell’architettura medievale; in una di queste sale, tramite una piccola porta secondaria, si accede alla terrazza vasariana, così chiamata perché opera del grande artista fiorentino. Oggi queste sale costituiscono uno dei centri più attivi di Firenze, con una serie di attività che qui trovano la loro sede, come l’organizzazione del calcio storico fiorentino.

L’apertura della Biblioteca, annessa all’Università Popolare, risale al 1907, con la funzione di diffondere l’istruzione ai cittadini meno abbienti attraverso la lettura. Chiusa nel 1975, e riaperta nel 1987 ad opera del Comune di Firenze, nel corso del tempo il materiale di lettura messo a disposizione ha subito notevoli ampliamenti, grazie al Fondo della Biblioteca dell’Università Popolare e al Fondo Ida Zambaldi, pur senza modificarne l’originaria impostazione educativa e pedagogica.

L’edificio dispone di due grandi sale, dedicate alla lettura e alla consultazione di una grande vastità di libri, oltre a quotidiani e riviste, che costituiscono un patrimonio documentario di fondamentale importanza.

Molteplici sono le iniziative e gli eventi di carattere culturale che vengono organizzati all’interno della Biblioteca; tra i più frequenti, basta menzionare le poesie del Palagio, il tè delle cinque, e il fantasma della Biblioteca, che consiste nella lettura, a cadenza mensile, di un racconto tratto da opere di autori dimenticati o poco conosciuti.

L’atmosfera silenziosa, nonostante la sua collocazione centrale, garantisce una profonda concentrazione, consentendo uno studio e una lettura tranquilla, e facendo di queste sale il luogo ideale per studenti e ricercatori.

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